I club di Serie A si schierano contro il protocollo della ripresa da parte del CTS: è arrivato anche il comunicato dell’Assoagenti

Il dibattito sulla ripresa del campionato è più aperto che mai, nonostante i piccoli passi avanti sulle possibili date e i protocolli. Il Comitato Tecnico Scientifico ha esposto le linee guida per il ritorno all’attività, che però non ha riscosso grande successo tra i club. Anche l’AIACS, l’Associazione Italiana Agenti Calciatori e Società, ha diramato un comunicato sull’argomento: “Si nota un trattamento diverso del calcio rispetto ad altri settori imprenditoriali. Un esempio è la responsabilità penale attribuita ai datori di lavoro in caso di contagio o morte, prevista dalle disposizioni governative ribadite dall’Inail, nel calcio si traduce in una responsabilità attribuita ai medici sportivi, collaboratori della società. Una condizione assolutamente incomprensibile”.

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Pallone Serie A (Getty Images)

Ripresa Serie A, l’Assoagenti: “È solo una questione burocratica. Rispettate il calcio”

Anche l’Assoagenti commenta le linee guida che prevedono lo stop collettivo in caso di un solo caso positivo: “I protocolli sanitari applicati alle aziende non obbligano alla chiusura di una ramo dell’impresa ovvero all’intera impresa in caso di contagio di un dipendente, ma si obbligano le squadre ad una quarantena di quindici giorni. I calciatori sono confusi da tanta discussione ma consapevoli che la soluzione migliore sia la ripresa del campionato una volta assicurata la tutela sanitaria di tutte le componenti del club. Quello che blocca tutt’oggi la ripresa non è pertanto una carenza di garanzia sanitaria, bensì una questione solo burocratica“.

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Poi sul ritiro: “È paventato ad ulteriore tutela sanitaria del calciatore al fine, nel breve periodo di un mese e mezzo, di concludere il campionato. Gli atleti, del resto, sono da sempre avvezzi a ritiri lunghi come avviene nel precampionato. L’AIACS invita tutti i soggetti coinvolti nelle decisioni afferenti la ripresa dell’attività agonistica a rivolgere la giusta considerazione all’azienda calcio con il rispetto dei calciatori, dei lavoratori ed i collaboratori che meritano la stessa attenzione prestata ad altri settori imprenditoriali”.

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