Il  direttore generale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ha annullato in autotutela la nota del 9 agosto del Soprintendenza dei Beni Archeologici e Culturali per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone relativa allo Stadio Ezio Scida. La nota del 9 agosto della Soprintendenza riguardava il diniego al mantenimento delle strutture amovibili (tribuna e curva nord) dello stadio. Il direttore generale del Ministero ritenendo non adeguatamente motivata tale nota di diniego da parte della Soprintendenza in quanto non approfondisce le ragioni di tutela e valorizzazione poste a fondamento del diniego stesso ha disposto l’annullamento d’ufficio, in autotutela, del parere della Soprintendenza Archeologica per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone in ragione dei vizi di illegittimità individuati. la società del F.C. Crotone, in una nota ufficiale, ha affermato quanto segue: “E’ stata appena notificata alla Società, al Comune di Crotone e alla Soprintendenza per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone una nota a firma del direttore generale per l’archeologia, le belle arti ed il paesaggio presso il MIBAC con la quale l’organo ministeriale, d’imperio, ha annullato in autotutela il provvedimento a firma del Soprintendente, Dott. Mario Pagano, contenente la diffida alla rimozione delle strutture amovibili presso lo Stadio Ezio Scida, recentemente impugnato da F.C. Crotone s.r.l. e dal Comune di Crotone davanti al TAR della Calabria e la cui udienza avrebbe dovuto tenersi il prossimo 25.09.2019.
Con il provvedimento in autotutela il MIBAC – evidentemente consapevole di una sicura soccombenza in giudizio sulla base delle articolate censure di cui ai ricorsi presentati – censura l’operato del proprio stesso organo territoriale calabrese con l’effetto pratico di annullare la nota dello scorso 09.08.2019 di intimazione alla rimozione delle strutture amovibili e conducendo all’automatica estinzione dei giudizi attualmente pendenti davanti al TAR. Il provvedimento viene in sostanza annullato in quanto lo stesso non risulterebbe adeguatamente motivato in merito a quelle esigenze di tutela e valorizzazione ancora ritenute esistenti e che – secondo il MIBAC – richiederebbero una più adeguata istruttoria.
L’annullamento viene quindi giustificato dall’esigenza «di garantire la miglior tutela e non sottoporre a rischio un’area facente parte di un contesto di acclarata rilevanza archeologica ed in corso di valorizzazione e postula, pertanto, l’annullamento in autotutela del provvedimento per le rilevate carenze contenutistiche».
Insisteremo innanzitutto affinché il Ministero venga comunque condannato alle spese di giudizio, non essendo concepibile che tanto la società, tanto il Comune siano stati costretti ad investire, dopo appena un mese dal primo successo giudiziario, ancora una volta il TAR della Calabria in pieno agosto al fine di resistere agli opinabili interventi della Soprintendenza, più animati dalla propria carica pregiudizievole, che non da effettive esigenze pubbliche.
Allo stesso modo, è da cogliere favorevolmente la ritenuta necessità di una rinnovata – purché non preconcetta – attività istruttoria anche al fine di consentirci di attuare quel contraddittorio procedimentale che in tutti i modi stiamo cercando di invocare e che finora è stato immotivatamente rifiutato.
Non si comprende in ogni caso come tale rilevata necessità di una rinnovata istruttoria possa conciliarsi con l’anticipazione – nemmanco troppo celata – di un rinnovato diniego alle istanze di proroga attraverso la contestazione degli stessi contenuti della sentenza con la quale sempre il TAR della Calabria, lo scorso giugno, ha già neutralizzato il precedente tentativo di pervenire allo sgombero delle strutture.
In altri termini, se attraverso tale atto il Ministero intendesse limitarsi – come pare anticipare nella nota pervenuta in data odierna – ad addivenire alle medesime decisioni già intraprese attraverso una più adeguata veste formale con la finalità di provare a reggere alla prova di resistenza dei giudici amministrativi, non potremo far altro che continuare ad osteggiare con tutti i mezzi consentiti dall’ordinamento ogni tentativo in tal senso.
Riteniamo in definitiva che sebbene l’annullamento in autotutela oggi costituisca la riprova delle nostre ragioni e sopisca nell’immediato il tentativo di pervenire alla rimozione delle strutture ausiliarie presso lo Stadio “Ezio Scida”, la vicenda è da considerarsi tutt’altro che definita ed imporrà una rinnovata e marcata attenzione nel prossimo futuro. Non si è fatta attendere la dichiarazione del Sindaco Ugo pugliese che ha affermato: ” Crediamo di poter iniziare adesso il tanto agognato rapporto politico – amministrativo con il Ministero al fine di poter trovare legittima soluzione al problema”.