Da una parte il miglior attacco dell’anno scorso. Dall’altra quello della stagione in corso. Qualche differenza c’è, fra Lazio e Atalanta, a dodici mesi di distanza. Perché i biancocelesti arrivarono a 89 gol fatti – e 49 subiti – e pur con un fantasmagorico +40 non riuscirono a raggiungere la tanto agognata Champions League, all’ultima curva, contro l’Inter. Gli atalantini se la giocano a due dalla fine, con un meno importante 73, ma con la certezza di esserci con 4 punti tra Juventus e Sassuolo, squadre che non chiedono nulla al proprio campionato.

È la finale del calcio europeo, del calcio offensivo e dei ritmi alti. La Lazio lo ha fatto a sprazzi, forse indebolita rispetto all’anno scorso – e con meno qualità dopo aver ceduto Felipe Anderson – mentre l’Atalanta è cresciuta contro ogni previsione, nonostante l’inizio della stagione fissato a luglio, in una parabola discendente che è solitamente preventivata e preventivabile.

Di certo ci sono tre giocatori molto offensivi per parte, con Ilicic-Gomez-Zapata da una parte, Luis Alberto (che galleggia sulla linea dei centrocampisti, da regista offensivo), Immobile e Correa davanti. Differenti filosofie, l’Atalanta gioca più di palleggio, la Lazio ha dalla sua i contropiedi che, contro il Milan, hanno maturato lo 0-1 finale. Sarà, di certo, un’altra partita rispetto a quella del campionato, con il vantaggio immediato dei biancocelesti e la rimonta bergamasca. Stranamente è difficile pronosticare uno 0-0: la Lazio non l’ha mai fatto in stagione.