© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Gian Piero Gasperini, infine, incontra il proprio passato. Dopo Pescara, vittoria, in mezzo il Genoa, altra roboante affermazione, ecco la Juventus. Che, per la prima volta, sembra quasi una parigrado rispetto alla squadra allenata dal tecnico di Grugliasco. Torinese, legato a doppio filo ai bianconeri. Nelle altre occasioni, in qualche modo, era sempre inferiore, a parte nel 2008-09: Juventus arrivata seconda, Genoa quinto, ma una doppietta di Thiago Motta e la firma di Palladino, suo allievo ai tempi della Primavera, aveva chiuso un 3-2 meraviglioso, lanciando Milito e compagni verso un rush finale magnifico.
Adesso l’Atalanta, a meno cinque dalla Juventus, sogna in grande. Grazie all’idea di calcio creata da Gasp, una sorta di utopia che nelle prime giornate stava rischiando di pagare in toto, con un esonero che non sarebbe stato malvisto da parte della critica. Un po’ di più dalla tifoseria, costretta quasi dantescamente a lottare per la salvezza. Posto che non ci fossero grossi dubbi sulla bontà della rosa per l’obiettivo, vedere partite divertenti sembrava una priorità.
Ora, è indubbio, le partite da novanta minuti volano. Perché Gagliardini insegna calcio, Kessie lo spezza e ha i colpi del campione, Freuler è un architetto. Kurtic, nella sua cronica vanità, riesce in grandi colpi, Conti assomiglia a Forrest Gump per quanto corre. Si potrebbe andare avanti molto, ma la realtà è che l’Atalanta ha trovato un fiero condottiero che con il settore giovanile ci sa fare. Basta tornare alla Juventus e scorrere la lista dei calciatori allenati da lui. Da Bocchetti a Criscito, da De Ceglie a Marchisio, passando per Gasbarroni, Maietta e Gastaldello. poi Mirante o Cassani. E parecchi altri che hanno comunque un bel passato da tre-quattrocento partite nei professionisti. Gasp meriterebbe una grande. Ma se oggi dovesse vincere, probabilmente l’avrebbe già.