© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Questo finale di stagione del Milan sta avendo come unico risultato quello di riabilitare il lavoro di Sinisa Mihajlovic. Se ieri a San Siro contro il Frosinone i rossoneri sono riusciti a strappare un punto è solo perché i ciociari con errori grossolani in difesa hanno deciso nella ripresa di suicidarsi, condannandosi in maniera quasi matematica alla retrocessione.
La sfida è finita 3-3, tra i fischi di un pubblico stanco per una squadra che dopo l’ultimo passo falso è stata superata in classifica anche dal Sassuolo. Il Milan, adesso, è settimo in classifica e a 180 minuti dal termine del campionato è fuori dalla qualificazione ai preliminari di Europa League. Un risultato disastroso, l’ennesima stagione deludente che potrebbe essere solo parzialmente riassestata con la vittoria nella finale di Coppa Italia. Una sfida che, almeno sulla carta, appare proibitiva.
Il Milan visto nella giornata di ieri non aveva né capo né coda. Senza organizzazione difensiva, senza costruttori di gioco e col solo Carlos Bacca a regalare qualche guizzo. In panchina, eloquenti le espressioni di Cristian Brocchi, un giovane allenatore deluso e rassegnato, chiamato tre settimane fa per risollevare per sorti della squadra rossonera e già ‘bruciato’. Sacrificato sull’altare di un club che sa di dover risolvere i suoi problemi in maniera più profonda e non vuole farlo. Proprio come era accaduto con Seedorf e Inzaghi.