© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

L’addio di Daniele Pradè alla Fiorentina sembrava scontato. Troppi mesi in bilico – e troppe teste da mettere d’accordo – e qualche errore di troppo. Da Neto a Salah, ma nel mare magnum della dirigenza fiorentina è anche difficile capire chi possa davvero comandare, chi poi vada a sbagliare fino in fondo. I viola hanno molti padroni e troppa gente che vuole prendere lo scettro in mano, Pradè da questo punto di vista ha fatto bene (non eccelsamente bene, ma relativamente) ma non ha mai portato la Fiorentina in Champions. Corvino sì – l’obiezione del quarto posto valevole per i preliminari è oggettivamente valida – e soprattutto, pur sbagliando qualche colpo, non ha fallito quelli più importanti. Mario Gomez e Giuseppe Rossi, invece, hanno infiammato la piazza ma non le difese avversarie, tra infortuni di troppo (per Pepito) e la nuvola dell’impiegato di Fantozzi (per Gomez).
L’addio di Corvino e quello, quasi contestuale, di Pradè, incendia un mercato che potrebbe muovere svariate poltrone. Quella dell’Hellas Verona probabilmente rimarrà vacante, almeno per le prossime settimane, poiché andrà via Bigon, direzione Bologna. Il gioco del domino ferma Walter Sabatini, intenzionato a lasciare Roma nelle scorse settimane ma che ora potrebbe quasi riconfermarsi (anche grazie alle oggettivamente ottime ultime partite con Spalletti). Qualcuno andrà a Palermo – e non è da escludere il ritorno di Rino Foschi – e chissà cosa potrebbe fare Carlo Osti, dovesse cambiare. Poi ci sarebbe da capire chi sarà quello del Milan, ma questa è la solita storia, decisa da Berlusconi. Il profilo più importante sarebbe quello di Fabio Paratici, che direttore sportivo – al momento – non è, ma che potrebbe diventarlo. C’è il Real Madrid, intenzionato a prelevarlo, ma è difficile muoverlo da Torino. A meno di qualche grossa offerta, ovviamente, e forse non solo a lui.