FOCUS TMW - Leicester, balzo in avanti di fatturato: dal Napoli alla Juve

Possiamo chiamare in molti modi il Leicester. Favola, Cenerentola, Davide (contro Golia). O forse, per utilizzare al meglio le parole del gruppo di Sergio Pizzorno – genovese di origine – i Kasabian, degli underdog. Sfavoriti, in italiano, qualcuno che in realtà è un outsider. E talvolta viene sottovalutato. Calza perfettamente per la squadra di Claudio Ranieri, comunque una delle potenze del calcio europeo. Secondo Deloitte il ventiquattresimo club per fatturato, undicesimo in Premier League. E con un magnate thailandese come presidente.

DAL NAPOLI ALLA JUVENTUS – La vittoria della Premier League è difficilmente quantificabile in termini di fatturato. Perché tra il caro biglietti – e le partite che si giocheranno al King Power Stadium – e l’indotto, i premi della Champions e il merchandising, si potrà dire che raddoppierà (almeno) i 140 milioni di euro della scorsa stagione. Insomma, da essere sopra al Napoli raggiungerà, più o meno, i 300. Poco sotto la Juventus, senza pensare a ipotetiche cessioni: se Mahrez e Vardy rimarranno, allora sarà un conto. Altrimenti gli introiti esploderanno sempre di più. Senza la cessione di Vidal i bianconeri sarebbero intorno a quella cifra.

BOOM ASIATICO – Chissà quanti tifosi del Leicester, nel mondo, ci sono. Perché probabilmente saranno decuplicati, soprattutto in un sud est asiatico che diventerà in buona parte blu, almeno dove non è ancorata la cultura calcistica. Il Manchester United, club proiettato sempre verso il futuro, ha fatto incetta di tifosi asiatici. Probabilmente il Leicester farà la stessa cosa, con un exploit incredibile.

STIPENDI VERSO L’ALTO – Chiaro che un club con il quartultimo monte ingaggi della Premier dovrà ritoccare a tutti gli emolumenti. Dopo Jamie Vardy, che ora prenderà cinque milioni di euro a stagione, sarà il turno di Mahrez, di Drinkwater, di Schmeichel. Quindi se è vero che il fatturato crescerà enormemente, pure le spese potrebbero andare di pari passo. Ma per non ritornare in mezzo alle società normali toccherà rimanere in alto: è però la seconda volta che una squadra che non appartiene alle fab four vince la Premier League. Peccato che il Blackburn di vent’anni fa non aveva la possibilità di moltiplicare il proprio fatturato: Chelsea, City, United e Arsenal avevano già fatturati altissimi e per loro non era una novità.