© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

I tifosi dell’Atletico Madrid avranno molto tempo per rimpiangere Diego Pablo Simeone. Perché l’argentino, oltre a dare una qualità impareggiabile nella rosa, porta trofei e vittorie insperate. Vincere un campionato spagnolo contro squadre meravigliose come Real Madrid e Barcellona è forse più complicato che vincere una Champions League. Perché si tratta di giocare contro i due club più ricchi del mondo, con fatturati monstre, che hanno la possibilità di acquistare grandissimi campioni ogni anno. Come può una squadra relativamente piccola combattere contro Messi, Cristiano Ronaldo, Neymar, Bale, Iniesta, Modric… e avere la meglio? Certo, si può obiettare che impiegare Falcao o Aguero certamente aiuti, ma la verità è che un calciatore non fa la differenza. E negli undici l’Atletico è inferiore a quasi tutte le big europee.

La questione principale si basa sul fatturato. L’Atletico Madrid ha toccato il record di 175 milioni nella passata stagione, dopo i 169 quando era arrivato alla finale di Champions. È possibile che migliori ulteriormente in questa annata, certamente non esploderà l’anno prossimo come il Leicester. La cosa che potrebbe far storcere il naso ai puristi di questo gioco è che le grandi imprese dell’Atletico Madrid non sono state finanziate dai ricavi delle operazioni normali, anno dopo anno. I debiti dei Colchoneros sono stati rateizzati, come quelli della Lazio, ma in alcune ere – anche relativamente recenti – erano sopra di 200 milioni. E spesso sembrava che il collo della bottiglia fosse vicinissimo: i Falcao e gli Aguero di cui sopra erano arrivati grazie a operazioni economiche spavalde. O meglio, borderline, perché effettuate con l’ausilio di terze parti: il cartellino non era completamente dell’Atleti, se non per i diritti federativi. Per quelli economici dipendeva da caso a caso: incredibile quello del Tigre, con il club di Madrid che aveva ricevuto solamente ventidue milioni di euro dalla sua cessione valutata alla fine 60, al Monaco.

La realtà è che senza le terze parti l’Atletico Madrid avrebbe rischiato il fallimento, senza riuscire a entrare in Champions in maniera regolare, aumentando il proprio appeal (e sistemando a forza di premi il bilancio). Il modello è tutt’altro che virtuoso, sebbene in una proiezione i biancorossi possa evitare certi “aiutini” arrivati dalla Doyen. Ammesso e non concesso che le TPO ora sono vietate, sarebbe bello capire se Oblak è totalmente di proprietà Atletico, così come Griezmann, acquisti clamorosi ma anche parecchio costosi. I rojiblanco, se non avessero i debiti spalmati in molti anni – e dovessero rientrare subito – non riuscirebbero a ripianare del tutto. Chiaramente essendo entrati in un circolo di ottime prestazioni calcistiche, i madrileni potrebbero avere la possibilità di ripianare, lentamente, i debiti.

C’è poi la questione Wanda, con il multimiliardario Wang Jianlin – terzo uomo più ricco di Cina – che è entrato nella società anche per costruire il prossimo stadio, oltre a finanziare la società con i propri capitali. L’uomo d’affari cinese vuole che Madrid diventi uno snodo fondamentale per i propri affari. C’è di mezzo anche il messicano Carlos Slim, altro grande dell’economia mondiale. Insomma, l’Atletico Madrid è tutt’altro che una Cenerentola, almeno dal punto di vista dei conti. Invece sul campo Diego Pablo Simeone la fa giocare come una grandissima italiana degli anni sessanta-settanta, almeno con le più forti. E la garra che mette in ogni partita può fare la differenza. E spesso la fa anche nella via, ancora lunga, che porterà l’Atletico Madrid a essere non più schiava di operazioni eticamente discutibili.