© foto di Federico Gaetano

Ci sono voluti ventisette anni, dal 1977 all’auto-fallimento del 2014, perché il Bari cambiasse proprietario, dicendo addio al rapporto di amore e odio con la famiglia Matarrese; ne sono serviti molti meno perché la stessa società biancorossa vedesse cambiata di nuovo la propria compagine societaria. Perché da ieri è ufficiale: il 50% del Bari va infatti a Datò Noordin, imprenditore malese che ha firmato un accordo preliminare assieme a Gianluca Paparesta, con cui acquisisce l’esatta metà delle quote societarie. All’ex arbitro resta il 45%, all’imprenditore molfettese Cosmo Giancaspro il rimanente 5%: numeri che, a voler guardare il pelo nell’uovo, qualche dubbio lo suscitano, perché di solito l’acquirente in questo tipo di operazioni arriva a detenere il 51% e invece così il tycoon asiatico, che peraltro si dice sia vicino a Claudio Lotito, rischia di trovarsi in una situazione di stallo a livello decisionale. Dubbi che sarà il futuro a sciogliere, nel frattempo è d’obbligo registrare la scelta di Paparesta, l’uomo che ha salvato il Bari dal Tribunale e ha sempre detto di rimanere aperto a investitori qualora si dimostrassero seri, di portare nuovi investimenti nella sua società. Fugando le incertezze comprensibili della piazza, abituata a vedersi raggiunta da indiscrezioni più o meno credibili su acquirenti stranieri: dall’improbabile texano Tim Barton al tarantiniano mr Pink, per arrivare a imprenditori russi e arabi il cui nome mai è stato svelato.

Assieme a Catania, Bari è l’unica fra le prime dieci città italiane per popolazione a non essere rappresentata in Serie A: con un bacino d’utenza del genere, testimoniato dai numeri di un San Nicola che non ha paragoni in Serie B, è logico che la squadra biancorossa abbia suscitato nel tempo l’interesse di imprenditori, italiani o no. Seri o meno: una carrellata di nomi più o meno (in)credibili la si è già fatta, ma negli anni si sono succeduti anche progetti di investimento molto più affidabili. Con buone probabilità quello della Meleam, di cui però i Matarrese non si sono mai fidati, sicuramente quello di Paolo Montemurro, oggi proprietario della Fidelis Andria e unico vero contendente di Paparesta nell’asta fallimentare. Di quale categoria faccia parte Noordin, solo il tempo potrà dirlo: la fiducia di Paparesta, certo non l’ultimo arrivato nel mondo del calcio, pesa parecchio sulla bilancia e lascia sperare che per il Bari la nuova era si apra nel segno della tranquillità. E della possibilità di coltivare qualche sogno, più che legittimo, supportato magari dai risultati del campo: il terzo posto attuale fa ben sperare in tal senso. Se le cose dovessero andare bene, si passerebbe davvero da una meravigliosa stagione fallimentare a una meravigliosa stagione e basta. Malese, semmai.