Claudio Onofri
© foto di Federico De Luca

Si giocherà domani Salernitana-Livorno, e nessuno probabilmente avrebbe pronosticato questa partita come una di quelle di vitale importanza per la salvezza, a poche giornate dalla fine del campionato di Serie B. Neanche mister Claudio Onofri, commentatore tecnico di Sky, alla vigilia della stagione avrebbe lontanamente pensato a ciò. Intervistato da TuttoSalernitana.com l’ex allenatore della Massese e dello Spezia (ultima panchina quattordici anni fa al Genoa, subentrato e poi sostituito dal duo Lavezzini-Torrente) ha presentato l’incontro di domani pomeriggio, previsto all’Arechi, dicendo che per il Livorno potrebbe essere davvero difficile dal punto di vista psicologico.
“E’ una partita che si può dire decisiva per entrambe le squadre. La Salernitana ovviamente potrà sfruttare il vantaggio di giocare in casa e quindi avere il pubblico che, incitandola, potrà dare il suo contributo forte per quanto riguarda la vittoria. Per dire la verità, a inizio stagione non si poteva pensare che questa partita potesse risultare così determinante per la salvezza, perché credo che le squadre avessero entrambe le potenzialità per non incorrere in questi problemi. Dopo un buon inizio probabilmente in molti si aspettavano dalla Salernitana, dopo un buon inizio, una corsa al vertice, magari era un po’ esagerato ma sicuramente aveva le possibilità, nonostante fosse neopromossa, affinché ottenesse un centroclassifica tranquillo per poi programmare l’annata successiva. Per il Livorno devo dire più o meno la stessa cosa, magari aveva delle velleità più marcate per quanto riguarda la lotta per la promozione, ma i troppi esoneri degli allenatori hanno depistato questo percorso che, con Panucci, a mio avviso si stava verificando nell’ambito di una potenzialità della squadra che era quella, non tra le prime cinque. Il primo esonero di Panucci è avvenuto quando dopo quattro vittorie la squadra si era un po’ seduta, ma il Livorno occupava una posizione del tutto consona al valore della rosa. Non c’erano gli estremi per una decisione del genere, dopo sono avvenute altre situazioni che hanno portato la squadra a essere addirittura una delle candidate alla retrocessione. Un errore di valutazione che Spinelli ha fatto, stranamente, ma fino a un certo punto, perché ha sempre un rapporto un po’ particolare con gli allenatori, però dico stranamente perché lui conosce molto bene il calcio, quindi doveva capire che quella situazione andava verificata in un’altra maniera, e non con l’esonero di Panucci, al di là della bravura o meno dell’allenatore che però stava facendo pienamente il suo dovere”.

A memoria ricordo un Aldo Spinelli molto più paziente ai tempi del Genoa verso gli allenatori, perché nei primi anni Novanta con la squadra in Serie A cambiava pochissimi allenatori. Forse Bagnoli e Scoglio hanno resistito di più…
“Sì, avendo anche ottenuto dei grandi risultati. È vero, successivamente si è ‘innervosito’ un po’ troppo spesso, rispetto alla posizione degli allenatori che assumeva, è un po’ esigente, ma a mio avviso non ha capito che il valore della rosa messa a disposizione di Panucci non poteva rientrare nel novero delle prime quattro o cinque squadre della classifica, la posizione del Livorno in quel momento era da copione. Addirittura ha cambiato spesso, ha ripreso Panucci, l’ha riesonerato, troppa roba. La Salernitana invece è stata più razionale, più lineare, perché Torrente è stato esonerato dopo tante partite, l’hanno saputo aspettare, e con Menichini le cose sono leggermente migliorate, anche se la posizione di classifica rimane ancora adesso allarmante”.

Lei ha seguito la Salernitana direttamente allo stadio, anche nella gestione Menichini, mi viene in mente la partita di Cesena, che Salernitana ha visto in quell’occasione?
“La Salernitana credo che con Menichini abbia trovato una sua dimensione che aveva le caratteristiche di una squadra che era impelagata nella lotta per non retrocedere e che doveva lottare per essere squadra. La cosa più allarmante era il problema di subire gol, al di là di un reparto d’attacco che lasciava abbastanza tranquilli nelle partite che si succedevano, perché con Donnarumma e con Coda si può pensare che partita possa essere risolta in qualsiasi momento: l’importante è non andare sotto e non prendere gol”.

La Salernitana martedì ha pareggiato: lei avrebbe iniziato contro il Vicenza con una tattica conservativa, addirittura con cinque difensori di ruolo, e avrebbe lasciato in panchina lo stesso il centravanti, quello che aveva fatto più gol, in una partita che era da vincere a tutti i costi?
“Non è mio costume giudicare dall’esterno quello che accade nella testa degli allenatori, che vedono i giocatori tutta la settimana e preparano la partita per contrapporre alla squadra avversaria la formazione ideale. È chiaro che in questo senso, come l’ha detta lei, è ovvio che si può presumere un errore di valutazione. Però bisogna capire tutta la settimana e durante il lavoro che si svolge in allenamento, quello che l’allenatore trae come conclusioni per mettere in campo la squadra. Forse la scelta era dovuta perché Menichini pensava che la squadra dovesse essere rinforzata a livello difensivo come prima cosa, e poi cercare eventualmente di vincere la partita non subendo dei gol come era accaduto in diverse occasioni. La Salernitana è andata sotto diverse volte, ha dovuto cercare di recuperare, qualche volta ce l’ha fatta e qualche altra volta no. È la valutazione che fa un allenatore, se sia giusta o meno lo dicono i risultati, ma è chiaro che il pareggio non è un risultato soddisfacente”.

Da allenatore lei crede che sia giusto mettere in discussione Menichini dopo due pareggi in partite difficili affrontate peraltro a pochi giorni di distanza l’una dall’altra?
“No, assolutamente no. Non si può incorrere in questo tipo d’errore. Bisogna credere ormai in questo allenatore e cercare di dargli tutto lo spazio possibile per poter intervenire al meglio, ma sarebbe assurdo cercare il cambio a pochissime giornate dalla fine, in quanto l’allenatore che eventualmente lo sostituisse, non avrebbe il tempo per ricercare un’identità di gioco: dovrebbe inventarsi le cose in un tempo davvero troppo stretto. Darei fiducia a Menichini”.

Se il Livorno giocherà con tre attaccanti come sembra, la Salernitana dovrà fare molta attenzione?
“Sì, dovrà fare molta attenzione, però il Livorno ha sempre denunciato delle problematiche. Bisognerà vedere che atteggiamento questo Livorno avrà perché dovrà cercare di limitare la Salernitana, che avrà tutta la possibilità, giocando in casa, di esprimere il suo potenziale. Se Gelain dovesse schierare un tridente poi la Salernitana dovrebbe stare attenta alle ripartenze, ma a mio avviso credo che sia il Livorno a dover temere l’avversario, perché ormai lo vedo in crisi d’identità in quanto non si aspettava di fare un campionato di questo tipo”.

Il pronostico per Salernitana-Livorno?
“Se dovessi dare un pronostico, darei una doppia: 1X. Probabilmente è più favorita la Salernitana, ma è difficile da interpretare sotto il profilo psicologico”.

Il pareggio servirà a qualcosa?
“Credo di no. Non serve a nessuna delle sue, ma non me la sento dire che vince una o vince l’altra. Dico che la Salernitana ha qualche vantaggio in più in questo momento”.

Lei Spinelli lo conosce bene, perché è l’ex presidente del Genoa, non conosco quale sia il rapporto reciproco tra voi due, ma pensa che al di là di tutte le polemiche sugli arbitraggi lui continuerà a investire anche nel futuro per il Livorno?
“La sensazione che si è avuta nell’ultimo anno è questa: il Livorno aveva perso una partita in casa per un errore arbitrale, io ho commentato proprio quella partita, e lui proprio dopo aver sentito me (avevamo visto il replay su Sky e si diceva che l’arbitro aveva sbagliato nei confronti del Livorno) andò in conferenza stampa per dire che lui non avrebbe più investito, e che addirittura voleva cedere la società. Credo che dopo tanti anni Spinelli possa avere questo tipo di intenzione, perché fare il presidente per tantissimo tempo è un lavoro comunque stressante, e purtroppo per il Livorno devo dire che anche le sue reazioni non sono più lucide come in passato, quindi ci può stare che al di là degli interessi economici e finanziari la sia intenzione potrebbe essere anche quella di lasciare”.

Massimo Coda lo vedrebbe per una compagine di Serie A appartenente a una fascia media, almeno dal centroclassifica in su?
“Avevo seguito Coda quando giocava per il Parma, contro il Chievo, e mi aveva fatto un’impressione eccezionale, aveva segnato un gol ed effettuato un assist per Cassano, mi sembrava un giocatore che poteva tenere molto bene quella categoria. Credo che abbia questo tipo di possibilità, per poter giocare a certi livelli. Ci sono cose strane nel calcio, come Lapadula, come il rendimento di Donnarumma: i due non hanno mai vinto la B e possono essere potenzialmente corteggiati da squadre di Serie A. Nel calcio verità assolute non ce ne sono, bisogna pensare a vedere quello che succede ma senza trarre conclusioni affrettate. Coda ha avuto un passo indietro rispetto a Parma, ma a Salerno si sta rivalutando benissimo, e penso che possa essere corteggiato per quel livello che diceva lei”.

Quale partita seguirà questo weekend per Sky?
“Sarò a Novara per Novara-Perugia lunedì, l’ultima partita della trentottesima giornata”.