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Gabbiadini e Mertens probabilmente si riaccomoderanno in panchina già nel match con la Roma (sicuramente la punta, qualche possibilità in più per il belga), ma entrambi hanno dimostrato che il Napoli è tutt’altro che undici giocatori. Per quanto ancora in costruzione, inevitabilmente considerando il primo anno della guida tecnica e le esigenze di fatturato che impongono tempi maggiori per allungare la rosa, il Napoli B c’è ed è quello che s’è già fatto onore nel girone d’Europa League, chiuso col record di punti e di gol della competizione, per poi far soffrire il Villarreal semifinalista e quarto in Spagna.

Vicino al rinnovo fino al 2020, Mertens ha festeggiato con la tripletta la sua prima da titolare in casa (finora aveva giocato dall’inizio solo in Europa League, saltando le ultime due del girone per infortunio, e per quattro volte in trasferta in campionato) e nel computo complessivo è il 12esimo uomo di Sarri, ma con uno scarto di quasi mille minuti da Insigne. Gabbiadini ha addirittura una media di un gol ogni 107 minuti, ma ha giocato ancora meno (976′), alle spalle anche di Valdifiori, Chiriches e Lopez e, se ci limitiamo a considerare il campionato, lo scarto aumenta sopra i 1400 minuti tra i titolarissimi ed il primo cambio.

C’è da dire che, se da un lato il primo anno in una big e con il doppio impegno servirà probabilmente da lezione anche a Sarri, dall’altro l’approdo in Champions (manca un punto almeno per il terzo posto) porterà un duplice vantaggio. Maggiori risorse alla società per poter operare in alcuni ruoli, dove la differenza tra titolare ed alternativa non è come quella tra Mertens ed Insigne, ma molto ampia, ed il secondo aspetto è di un turnover più continuo ed equilibrato: la necessità-possibilità di ruotare elementi ogni tre giorni, senza divisioni tra titolarissimi e rincalzi, a differenza di quanto accaduto quest’anno con un blocco di 8-9 giocatori, una vera e propria squadra B, dedicata all’Europa League.