© foto di Alberto Lingria/PhotoViews

Vendere o non vendere? Cedere la maggioranza o la minoranza? Sono i dubbi del presidente del Milan Silvio Berlusconi, arrivato evidentemente ad un punto cruciale della sua storia rossonera, dopo aver guidato il club per trent’anni, pare sia arrivato il momento delle grandi riflessioni. Sia perché il presidente, per sua stessa ammissione, non riesce più a dare sostegno economico ad una squadra che dovrebbe spendere ogni anno tanti milioni per riportarsi alla pari delle big europee, e soprattutto perché Fininvest non vorrebbe più ripianare ogni stagione i pesanti buchi in bilancio. Ma c’è anche la componente investitori che sta spingendo Berlusconi a questo grande passo. Da un lato Mr. Bee Taechaubol ci sta lavorando da tempo, dall’altro lato pure la cordata cinese con l’advisor americano Galatioto sta tentando il patron con un’offerta niente male, si tratta del 70% del club lasciando però alla famiglia Berlusconi solamente una minoranza che si aggirerebbe intorno al 30%.

Ipotesi che starebbero portando a continue riflessioni. Il presidente è tormentato, non sa cosa fare. Cambia spesso idea perché da un lato è troppo affezionato al suo Milan, dall’altro lato ha capito che senza investimenti continui e probabilmente uno stadio di proprietà, la squadra non tornerà mai a vincere. Questa’estate sono stati spesi 120 milioni per rinforzare il club (dati forniti dal bilancio 2015 del Milan) ma i risultati sono stati fallimentari, figlia anche di una gestione del mercato con grossi difetti.

Berlusconi è molto indeciso pure perché prima di accettare la cessione del Milan vorrebbe capire a chi lasciare la sua creatura, e su questo aspetto non ci sono dubbi. Bisogna studiare bene chi subentrerà per evitare di pentirsi della scelta dopo pochi mesi.