© foto di Federico De Luca

Il Britannia Stadium, con Tony Pulis, era una sorta di Bombonera. E con le rimesse di Rory Delap, irlandese dalla gittata infinita, spesso riusciva a essere inviolato. Il tempo passa per tutti e, per i tifosi dello Stoke City, le cose sono migliorate gradualmente. Un po’ come il fatturato, perché i biancorossi sono riusciti ad attestarsi su ottimi livelli, senza troppi patemi d’animo per i bassifondi della classifica, sempre abbastanza lontani. La filosofia di gioco, di pari passo, è cambiata diventando più spagnola, più tecnica, sempre con grossa sostanza ma con quel talento in più assicurato dagli Shaqiri, dagli Arnautovic e dai Bojan.
Poi ti trovi di fronte il Tottenham e tutto incomincia ad assumere contorni meno chiari. Perché gli Spurs, miglior difesa e miglior attacco dell’intera Premier, pure nella gara di ieri sera hanno decisamente meritato la vittoria, al di là del risultato finale. Le tante occasioni (quelle di Eriksen e di Alli, in particolare, ma anche Lamela e Kane) sprecate dai londinesi fanno capire che la squadra di Pochettino sta bene e, probabilmente, pure meglio del Leicester.
Cinque punti sono tanti, tantissimi, a quattro gare dalla fine. Sono meno di sette, però, a cinque. Bisogna poi considerare le partite da giocare, come quella con il Manchester United, fuori casa, oppure allo Stamford Bridge con il Chelsea. Complicato dire che il Leicester vincerà sicuramente queste partite, mentre più semplice sostenerlo per Everton e Swansea, al King Power. Ipoteticamente sei punti (ma non sicuramente), più le due gare con le big. Si può dire che il Leicester ha perso solamente tre partite, due con l’Arsenal. Con otto punti nelle ultime quattro gare sarà game, set and Premier. Ma a meno cinque (con la differenza reti in favore dei londinesi) la sfida incomincia a farsi più dura.