© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

Quando quel sangue non ti scorre nelle vene allora no, non puoi capire. Ci puoi provare, ti puoi sforzare. Ma non puoi capire. Quel ragazzo che piange, scattando foto, immagine del post-romanticismo che arriva dall’Olimpico, è la perfetta istantanea della passione di Roma per Francesco Totti. E se quel sangue, giallorosso, non fa parte di te, allora non puoi capire cosa passi per la testa dei tifosi, davanti alla querelle tra il 10 e la società, tra il Capitano e Luciano Spalletti. Chi scrive s’è scervellato a lungo, prima di riversare questo immaginario inchiostro a riguardo. Che diritto abbiamo Noi, che abbiamo visto Totti come un monumento fuori frontiera, a sentenziare su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato nella questione? Da una parte l’algida posizione americana, quella pragmatica toscana, i silenzi del Capitano ed il cuore che palpita della versione giallorossa della città.

Vista, letta, riletta e fotografata, la situazione è quanto di più romanticamente complicato possa esistere. Perché certi amori così, non finiranno mai. La Roma, questa Roma, non è Roma, almeno nei vertici societari. Sicché pure loro vedono e vivono la situazione con partecipazione ma non con lo stesso trasporto di chi ha visto Totti piccolo 10 diventato Principe, Re e poi Imperatore. Pallotta pensa all’azienda, da imprenditore, pur coinvolto emotivamente. Però Totti è quarantenne, dunque ipotetico extra e non più centro gravitazionale. In teoria, chiaro, perché Totti, a Roma, è parola che sposta gli equilibri, polo che se ne frega della carta d’identità e che fa battere i cuori come nessuno e nient’altro.

Sicché giungere ad una conclusione, ad una sentenza, è impossibile. Non ha ragione Totti, non ha ragione Spalletti, non ce l’ha la società, ma non ha torto nessuno. Le bandiere sveltoleranno sempre e per sempre, anche quando il tempo va avanti, anche quando non s’arrendono alla bonaccia, anche quando i sussulti e gli spifferi paiono degli scossoni di terremoto. Due reti, contro il Torino, in pochi minuti, non saranno forse nuova Primavera, ma dimostrano che l’inverno è ancora lontano.

Per questo Francesco Totti da Roma, potrebbe inventarsi il nuovo Capolavoro. Di quelli maiuscoli, di quelli che ti fanno battere forte il cuore, anche se vedi tutto da lontano. Da quaggiù, col sangue che non è giallorosso ma neppure freddo, insensibile. Potrebbe dire basta, addio, a fine stagione. Così, sempre sulla cresta. Essere il surfer che nell’onda perfetta scompare e per sempre ti chiederai se sia stato il mare a prenderselo o lui a gettarsi tra le sue braccia. Resterebbe così il ricordo di un giocatore fresco, lucido, sulle punte verso il viale del tramonto. Questi due gol come penultimi sussulti di una carriera bellissima, unica. E mai terminata, davvero. Perché le cose belle non finiscono, come certi amori. Consumarle sarebbe un errore. Meglio lasciarle così, eteree ma pure eterne. Sarebbe un gran Capolavoro, la vera grande vittoria di Totti.