© foto di Emanuele Taccardi/TuttoMatera.com

La riforma parte dal basso: nel calcio italiano che cerca nuovi stimoli e nuove regole, la Lega B e la Lega Pro si fanno promotrici del cambiamento. Anche in risposta a decisioni non condivise della Lega B, come nel caso della serie cadetta, che ieri ha deciso all’unanimità di escludere i club retrocessi dalla distribuzione dei contributi di mutualità. Una necessità, ha spiegato Andrea Abodi, nata dagli effetti del “paracadute”, che rischiava di premiare in maniera eccessiva i club retrocessi dalla Serie A e squilibrare il campionato. O, ancora per rimanere nell’ambito della B, la scelta di puntare sulla piattaforma fanfunding tifosy, che consentirà alle società di sfruttare il supporto dei tifosi per finanziare lo sviluppo di progetti, quali il miglioramento dello stadio, scuole calcio, o progetti di crowfunding come nel caso della rinascita del Parma. E infine, la moviola in campo, che partirà offline anche nelle gare del campionato cadetto.

Per arrivare alla Lega Pro, che aspetta le seconde squadre e intanto rinnova profondamente, o almeno prova a farlo, il sistema delle licenze nazionali e quindi dei requisiti per l’accesso al campionato: fidejussione da 350 mila euro, tetto massimo di 70mila euro lordi per il contratto dei propri calciatori. Con rigidi rimedi per chi sgarra, nella speranza di rinnovare davvero questo nostro pallone. Non sarà facile, ma la riforma parte, dal basso.