© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

“Lo scudetto è di Buffon” pensa Elena. “Dybala? E’ stato lui a vincerlo” risponde Roberto. “Allegri se lo merita tutto, il titolo porta la sua firma” precisa Massimo. “Il collettivo intero, nessuno escluso – sottolinea Matteo – perché ognuno è stato fondamentale”. Macché: mettere d’accordo i bianconeri ieri a Torino (e non solo) su chi sia stato il protagonista dello strabiliante cammino della Juventus in campionato è missione impossibile. Né da piazza San Carlo – sede abituale dei trionfi della Signora – né da ogni parte dello Stivale, dove la Juve rappresenta un atto di fede, più che una squadra del cuore. Il titolo conquistato in poltrona (e in piazza) è ancora una volta della Juventus, tutta. E di tutti i suoi protagonisti, che mettono d’accordo l’intera piazza se declamati in fila e davanti a un distinta. Letto, approvato e sottoscritto da un popolo che, in buona parte, solo 6 mesi fa pensava alla Juve come a una macchina stanca di vincere, dopo aver vinto tanto. E invece no: Allegri e i suoi, conquistandone poi 24 su 25, hanno riacceso un credo che si sublima nel motto bonipertiano di chi tifa bianconero: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. “Dico sempre che si cresce solo attraverso le difficoltà. E sono ancora più orgoglioso” ha affermato il direttore d’orchestra, Max Allegri, mentre la musica dei supporter, fuori da Vinovo, sanciva ieri pomeriggio il suo grande successo. “Lo scudetto era ormai cucito sulla maglia – ha sentenziato invece l’ad Marotta, aggiungendo – dovevamo soltanto brindare”. “Avremmo dato ragione a chi diceva che senza campioni come Pirlo, Vidal e Tevez non saremmo stati gli stessi – ha spiegato ancora Bonucci – abbiamo dimostrato che questo sia un gruppo vincente”. Artefice di una rincorsa che ha dell’incredibile. Con tanti protagonisti ma con una sola prima donna: la Signora.