© foto di Federico Gaetano

Stevan Jovetic non può essere la punta di diamante di una grande squadra. Non lo dicono le sue enormi qualità, sia fisiche che tecniche, ma l’altrettanto grande fragilità atletica dimostrata negli ultimi tre anni tra Inter e Manchester. Una media di circa 15 presenze all’anno, non sufficienti per diventare il leader offensivo di una formazione che punta a qualcosa di importante. Eppure l’Inter, spinta anche da Mancini, in estate, ha scelto di puntarci.

“Crediamo molto in Stevan, è un tassello importante per noi. La coppia Icardi-Jovetic può essere letale” sono le parole spese ieri da Erick Thohir per il montenegrino, che nelle ultime due gare è tornato ad essere titolare a discapito dei vari Eder, Ljajic e Biabiany. Cancellato il mercato invernale insomma, Mancini torna all’antico, provando a far integrare il protagonista dell’inizio di stagione da urlo dell’Inter, Jovetic, e il centravanti titolare designato, Icardi.

Ma ora, sembra anche funzionare: la differenza? Proprio il montenegrino e la sua crescita tattica, dopo tante gare passate a scaldare la panchina o in infermeria. O forse, la consapevolezza di non essere più il centro della manovra e la bocca da fuoco della squadra. La coscienza di essere il numero due nell’attacco nerazzurro: con questa consapevolezza, Jovetic è tornato utile, è tornato decisivo. Mettendosi a disposizione della squadra, con l’obiettivo di meritarsi il riscatto e continuare la propria avventura in nerazzurro.