Mark Iuliano
© foto di Federico Gaetano

Tra i calciatori di maggior spicco che la Salernitana abbia avuto negli ultimi venti-venticinque anni c’è anche Mark Iuliano: dopo la trafila in granata si spostò a Bologna e poi a Monza, prima di tornare a Salerno nel campionato di B, e successivamente arrivò per lui il trasferimento alla Juve, e poi le convocazioni in Nazionale A. Iuliano, che oggi è un allenatore e ha guidato il Latina nei primi mesi del campionato di B, è tra i più indicati per parlare a proposito di questo Salernitana-Latina di domani, uno dei molti scontri diretti consecutivi che caratterizzeranno il cammino dei campani, prima della più difficile sfida di Cagliari. TuttoSalernitana.com ha raggiunto telefonicamente Iuliano per un’intervista.
“I ricordi che mi legano a Salerno sono soprattutto ricordi da ragazzo, da calciatore, una città fantastica che mi ha adottato pur essendo calabrese, a dodici anni già vivevo a Campagna ed entrai successivamente nel settore giovanile della Salernitana. Sono andato via, poi sono tornato, e grazie alla Salernitana ho iniziato a fare la carriera che volevo fare. A Latina il ricordo è altrettanto bello, perché credo di aver fatto buone cose alla guida della prima squadra, quindi sono legato a tutte e due le realtà e a tutte e due le tifoserie”.

Lei era stato allenato anche da Ansaloni, Burgnich, Simonelli, Rossi e Colomba. Da chi sente di aver preso qualcosa?
“Tra questi allenatori, ricordo che mi fece esordire in B proprio Ansaloni, avevo diciassette anni, quindi sono molto legato a lui, però probabilmente quello che mi ha insegnato a marcare a uomo è Burgnich. C’era anche Grassadonia come mio compagno di squadra. Poi sono cambiati molto i metodi di allenamento, ma quello che ha contribuito in alcune cose è Delio Rossi, perché era un innovatore, zemaniano, e non dimentico nemmeno Colomba”.

Quello che in assoluto l’ha influenzata di più è Lippi?
“L’ho avuto come allenatore per sette-otto Con lui abbiamo vinto quasi tutto, abbiamo perso anche tre Finali di Champions, ma insieme a lui c’è anche Ancelotti tra quelli che mi hanno insegnato di più, specialmente nel porsi di fronte ai giocatori. Mi ha avuto anche Capello, e credo che da tutti questi allenatori non si possa che imparare”.

Sull’attualità, Salernitana-Latina è il primo dei molti scontri diretti consecutivi che interesseranno i granata. Che partita si aspetta?
“Non pensavo che la Salernitana a questo punto del campionato si potesse trovare nell’attuale situazione di classifica, non la merita, ma si è complicata la vita da sola, perché ha ottenuto risultati alterni e offerto prestazioni alterne, il che non ha permesso alla squadra di trovarsi in una classifica migliore. Comunque la squadra ha i mezzi per poter risalire, anche se le partite via via diminuiscono, quindi c’è poco margine di errore. Dipenderà dall’ambiente che ci sarà all’Arechi, e dalla voglia di primeggiare. Il Latina è un’ottima squadra, magari qualche problema l’ha avuto, non entro nel merito, però va affrontato con piglio e gagliardia. La Salernitana dovrà fare la partita contro una compagine che si recherà a Salerno per cercare di fare punti”.

Rammarico da parte sua per non essere in panchina nel Latina e magari confrontarsi con la sua vecchia squadra da giocatore?
“Gli eventi purtroppo non li può prevedere nessuno. Sarebbe stato fantastico, ma sicuramente a Salerno ci tornerò, o da tifoso, o da allenatore, chissà, perché l’Arechi ha un’immagine incredibile che meriterebbe palcoscenici importanti”.

Che atmosfera si respirava all’Arechi al tempo in cui giocava?
“Lo stadio era sempre pieno, parlo delle esperienze con Rossi e Colomba: potevano salire quattro squadre dalla B alla A, e noi raggiungemmo per due annate di fila il quinto posto. La prima volta c’era stata la sfortuna di aver perso all’ultima giornata con l’Atalanta, era una sorta di spareggio. Comunque sia, giocavamo talmente bene che i tifosi ci incoraggiavano e ci seguivano dappertutto, come del resto solo il pubblico salernitano sa fare”.

Avrebbe preferito confrontarsi con la Salernitana della fase autunnale, che faceva fatica a fare punti, oppure meglio questa Salernitana attuale, che è mentalmente trasformata e mai si dà per battuta?
“La Salernitana è sempre la Salernitana. È obbligatorio non arrendersi, perché è nel DNA di questa piazza e di questo ambiente. L’importante è rendersi conto sempre di che cosa significa vestire la maglia granata. L’ho vista diverse volte, anche nel periodo autunnale, è sempre stata una squadra strana perché ha alternato prestazioni e risultati importanti a partite incolori, questo penso che sia avvenuto però in tutto il campionato. Forse adesso ha capito che ce la può fare anche se mancano tanti punti, deve approfittare della propria condizione psicologica dopo il pareggio col Novara. Dopo la vittoria di Cesena c’era stata quella battuta d’arresto in casa, cosa che non deve più capitare”.

Per un difensore è un soggetto più difficile da marcare Massimo Coda o Daniele Corvia?
“Sono due ottimi calciatori. Corvia ho avuto la fortuna d’allenarlo, può risolvere la partita da un momento all’altro. E Coda è un bel toro, è un calciatore importante a livello qualitativo”.

Chi vede favorito tra Latina e Salernitana?
“Non chiedetemelo, per favore… Sarebbe molto difficile dare una risposta perché sono affezionato alle due città e alle due tifoserie. Spero sia una bella partita e che si divertano i tifosi. Magari è una partita da tripla”.

Quattro anni e otto allenatori nel Latina. Forse questa società aveva troppe aspettative?
“Preferisco non commentare le scelte societarie del Latina. Sono decisioni che si prendono e non posso discuterle”.

Visto che la Salernitana avrà degli scontri diretti in sequenza sarà fondamentale il fattore campo, quindi vincere le partite in casa?
“La Salernitana deve assolutamente fare risultato, e sicuramente andare a fare punti in trasferta. La Serie B è così strana”.

Per una prossima esperienza da allenatore preferirebbe una realtà dove non ci siano pressioni e si possa creare un progetto a lungo termine, oppure crede che l’allenatore debba avere un obiettivo a breve termine da porsi?
“Il mio pensiero è che le pressioni sono belle, ho avuto sempre delle pressioni da giocatore sia quando si giocava per salvarsi sia per vincere. I progetti a lunga scadenza sono difficili in Italia, ho avuto la fortuna di allenare i giovani e di allenare in prima squadra e sono contento di quello che ho fatto. Quella che sarà la prossima avventura non lo so, ma a me piace avere pressioni: non avendo pressioni uno se ne starebbe a casa, o a giocare a tennis o con gli amici”.

Tornerebbe a Salerno per fare l’allenatore un domani?
“Non lo so quello che mi riserverà il futuro. Sarebbe sicuramente bellissimo un domani tornare a Salerno e allenare la Salernitana, nelle condizioni giuste per poterlo fare”.