© foto di Federico Gaetano

In principio fu la proprietà, rea di non aver investito quel che avrebbe potuto far fare alla Fiorentina il salto, decisivo, di qualità. Poi la dirigenza, che a gennaio non ha piazzato i colpi giusti col budget messo a disposizione dai vertici societari. Chi pareva immune dalle critiche, perché demiurgo delle sorti viola con le poche alternative a disposizione, era Paulo Sousa. Per il quale adesso però piovono ora critiche, per una gestione errata e sbagliata a livello comunicativo del suo futuro e soprattutto per scelte discutibili a livello tattico e di uomini. Al netto di un mercato che non gli ha regalato il difensore richiesto, e che in Tino Costa non ha avuto il rinforzo desiderato in mediana, Sousa continua a sbagliare ed il presente della Fiorentina è più grigio che roseo. C’erano una volta, a Firenze, i sogni Scudetto. A fine 2015 riecheggiavano i cori “salutate la capolista”, sulle rive dell’Arno. Adesso che il giocattolo viola rischia di rompersi, la Fiorentina rischia invece di salutare l’Europa, dopo che lo ha già fatto con la Champions League…