© foto di Federico Gaetano

Dopo le polemiche, è tempo che sia il campo a tornare a parlare. Lo scontro di sabato sera tra Inter e Napoli è l’occasione per rivedere il faccia a faccia tra due tecnici diversi, con background e modus operandi lontani anni luce, destinati per questo a dare alla luce una sfida particolarmente appassionante. Entrambe le squadre si affacciano alla partita con la rassegnazione propria di chi è consapevole della quasi totale impossibilità di riuscire a perseguire l’obiettivo prefissato ad inizio stagione, con la legge del 6 che denuncia un distacco difficilmente colmatile sia tra la capolista Juve e gli azzurri, sia tra i ragazzi di Mancini e la Roma che li precede. Ciò che emerge nella vigilia di questo incontro è allora la volontà ferrea di restare agganciati con le unghie e con i denti a quello che allo stato attuale delle cose rappresenta semplicemente un sogno, ma che la magia del mondo del calcio non esclude possa assumere i contorni della realtà. Ciò che più conta, al di là dell’importanza della posta in palio, è però la chiusura definitiva delle polemiche stucchevoli che avevano contraddistinto gli insulti di Sarri a Mancini e le accuse di omofobia rifilate dal mister dell’Inter a quello dei partenopei. Il nostro calcio ha bisogno di altro, e i due condottieri di squadre così ambiziose non possono che farsi portavoce del messaggio più importante. Quello del campo.