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Prima di Dario Marcolin, tocca a Walter Taccone, presidente dell’Avellino, fare capolino in sala stampa dopo la sconfitta interna col Pescara. Nessun tono drammatico, ma un invito a tutte le componenti a restare unite per tagliare il traguardo della salvezza. “Getterei innanzitutto acqua sul fuoco – precisa il numero uno biancoverde -. E’ una sconfitta non brutta, ma che certamente ci dà fastidio ed è cocente sia dal punto di vista della classifica sia per quello che si è visto in campo. Col Latina i ragazzi non hanno giocato nè reagito. E non hanno neanche lottato per portare a casa un risultato utile. Stavolta invece le cose sono andate in modo diverso. Il miglior uomo del Pescara è stato il portiere, ma nel calcio ci sta. Onore e merito al Pescara che ha fatto la sua onesta partita ed è una bella squadra. Non mi ero illuso quando ho visto che mancava qualche loro giocatore: schieravano pur sempre i titolari in attacco e a centrocampo, mentre mancava qualche uomo in difesa. Quindi assolverei la squadra, anche se capisco le contestazioni: il tifoso vuole vincere e gioire, ma non sempre può andare così. Qualche volta non giochi tanto bene e vinci, altre volte giochi discretamente ma le cose vanno male e magari prendi tre gol con tre tiri in porta. Tuttavia, la contestazione tecnica è una cosa, quella morale un’altra. I tifosi non possono offendere i nostri giocatori. Tutti hanno fatto il loro dovere”.
Su Marcolin: “Dopo 16-17 giorni non si può giudicare l’operato di un allenatore che trova giocatori che non conosceva e con cui non aveva fatto il ritiro. Certo, Tesser non aveva fatto male ed era in linea con quello che dovevamo fare. Però le persone che oggi mi dicono di riprendere Tesser sono le stesse che mi dicevano che dovevamo cambiarlo perché era troppo flemmatico e signorile e che ci voleva uno con maggiore personalità. Noi abbiamo fatto una scelta che può darsi si rivelerà negativa, ma che per noi oggi è buona. Poi, certo, fare un punto in tre partite non è una cosa piacevole. Quindi dovremo stare vicini come società allo staff tecnico e ai calciatori. Non possiamo rompere questo bel giocattolo creato in sette anni. Lasciarsi andare adesso sarebbe un peccato”.
Poi una preoccupazione: “Non siamo abituati a lottare per non retrocedere. Ci sono squadre più abituate a farlo mentre noi, per sette anni, non lo abbiamo mai fatto. Quindi la società, e io per primo, dovrà cercare di calarsi in questa nuova realtà nella quale siamo improvvisamente precipitati. Per cui dovremo dare sostegno alla parte tecnica e ai giocatori. Nessuno di voi (rivolto ai giornalisti, ndr) ha mai gettato la croce, fortunatamente, sul mister, la società o i calciatori. A maggior ragione, a tutti chiedo ancora di remare dalla stessa parte: se rompiamo al nostro interno, la situazione potrebbe diventare irreparabile”.
Quindi una frecciata: “A questo punto, vorrei giocare tutte le partite fuori casa, laddove vengono quei tifosi che pensano solo ad incitare la squadra. C’è uno zoccolo duro che ci ha applauditi addirittura a Latina dove abbiamo fatto una prestazione poco consona al carattere dell’Avellino. Questi sono i tifosi che ci seguono sempre. In casa, invece, succede sempre la stessa cosa: si inizia a fischiare al primo passaggio sbagliato o quando la palla si muove con minore velocità. Anche se questo succede frequentemente a noi: diamo spesso il tempo alla squadra avversaria di chiudere gli spazi. E’ un limite che vedo come tifoso e non come presidente. Anche il mister lo sa e sta lavorando su questo. E coi giocatori che abbiamo, usciremo presto da questa impasse”.
Su un possibile ritiro: “Ne sto parlando con mio figlio e con Enzo De Vito. Vorremmo portarli fuori non certo perché non vogliamo tenerli ad Avellino. Siamo tutti di questa città e amiamo questa città. Ma, se li portiamo fuori, i calciatori cambiano clima e magari si distendono un po’ senza pensare sempre alle stesse cose. Sgombrare la mente da preoccupazioni è il primo aspetto su cui dobbiamo lavorare, perché poi i ragazzi sono validi e fisicamente stanno bene avendo corso tanto anche col Pescara. Non posso accusare nessuno: tutti si sono sacrificati. Comunque non si tratterebbe di ritiro punitivo: questo succederebbe solo se qualcuno remasse contro, ma non è questo il caso e posso garantirlo con assoluta serenità”.
Ancora su Tesser: “Con lui non si era rotto niente. Semplicemente non venivano i risultati. E i risultati condizionano le scelte. All’andata si erano fatti 31 punti, poi solo 13 quando mancano appena sette partite alla fine del campionato. E’ vero che il primo obiettivo era il mantenimento della categoria, ma sapete che non fare i play-off sarebbe un fallimento mio personale perché era principalmente un obiettivo mio. Quindi se un allenatore sa quello che voglio e non lo ottiene, io ho tutto il dovere di dare una scossa all’ambiente. Infatti, quando ho cambiato tecnico, eravamo ancora nella situazione per provarci. Ripeto: Tesser ha fatto quello che mi aspettavo, non tanto per i risultati quanto per la conduzione della squadra e per la serenità che ha dato all’ambiente. Le cose sono sfuggite di mano non a lui, ma a me per i miei obiettivi. Sono io che caccio i soldi e ci metto la faccia. Marcolin, comunque, è stato preso solo per risollevare la squadra. Ha un rinnovo automatico del contratto se fa un certo numero stabilito di punti, ma che in ogni caso non sono quelli utili per i play-off”.