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Davide, in confronto, era un gigante ed è per questo che il Leicester mette i brividi. Perché rende umani i sogni. Perché ogni ragazzo dentro di noi ha chiuso gli occhi, un giorno, e li ha riaperti sperando di essere nella Scala del calcio. Sperando di vedersi con una maglia cucita indosso, con le grida dei tifosi a fargli da vicino orizzonte. Il Leicester è la rivincita di quelli che “tu non ce la farai mai”. E invece no, signori. Invece Jamie Vardy, operaio con un passato ai domiciliari, ce l’ha fatta. E’ lì, ad un passo dal paradiso, con la gara di domani di Manchester che potrebbe consegnargli la Premier League, ed accanto ha un ragazzo con gli occhi a mandorla che pareva l’ennesimo oggetto e soggetto di marketing piuttosto che il progetto di un protagonista. Invece Okazaki s’è dimostrato prezioso, mentre Mahrez è stato gemma capace di spostare gli equilibri. Mahrez è l’icona tecnica del giocatore che naviga sul sottile filo del colpo di tacco, che balla su delle fragili punte che spesso fanno viaggiare un giocatore lontano da quel che poteva e magari pure doveva essere. Schmeichel è la dimostrazione che “figlio di vallo a dire a qualcun altro”. Kasper, adesso, non è più fantasma, ma nome e cognome a prescindere dal padre Peter. Drinkwater, fino ad oggi, ha sempre rappresentato l’amico astemio, nomen omen, al momento del brindisi. Quello che sul più bello s’eclissa o alza il bicchiere vuoto. No, signori. Adesso Drinkwater è nel bel mezzo dei festeggiamenti, ebbro di una gioia pronta a scorrere a fiumi a Leicester. Mille e una storia, nella favola più bella del calcio. Dove Davide, in confronto era un gigante.